“Un coup de dés”?

Dentro la bocca ha tutte le vocali
il bambino che canta. La sua gioia
come la giacca azzurra, come i pali
netti del cielo, s’apre all’aria, è il fresco
della faccia che porta. Il 4 è rosso
come i numeri grandi delle navi.
(A. GATTO, Il 4 è rosso)

Amo i numeri. La matematica mi è sempre piaciuta, ma più che i calcoli complicati a me piacciono proprio i numeri – un po’ come le parole. Li guardo e ci vedo dentro mondi magici e significati riposti, destinati a svelarsi solo a osservatori attenti.
Da bambina a tutti preferivo il 5 che poi, nel mio microcosmo, corrispondeva al colore Rosso e alla lettera A. Chissà poi perché. Di certo, se avessi letto allora questi versi, sarei rimasta contrariata e avrei protestato fermamente, con la solennità che solo i bambini sanno riservare alle cose apparentemente inutili. “Il 4 non è rosso!”
Resta che la lirica di Alfonso Gatto ha un fascino magnetico. Le formule brevi e quotidiane, dai suoni geminati; le similitudini facili e a un tempo dense; la sinestesia che dà titolo al testo; le rime e le assonanze/consonanze, disseminate qua e là come fiori sparsi; la sintassi elementare; i colori che dipingono le immagini e la fantasia: ogni dettaglio riflette il modo semplice e intuizionistico con cui i bambini osservano la realtà. E così Gatto consegna al lettore una visione immediata e sensoriale del mondo, basata su quelle impressioni e su quelle associazioni analogiche che consentono a un bimbo di rileggere il reale in chiave soggettiva e fantasiosa (quasi onirica, com’è dell’Ermetismo).
Esperienza privilegiata.
Eppure non va poi tanto diversamente per gli adulti – solo che si rinunci alle griglie severe della ragione. Personalmente, oggi lascio che colori e numeri si sposino come vogliono nella testa di ciascuno, secondo algoritmi che non possono essere che privatissimi. Ma nel frattempo ho scelto i miei numeri: quelli che la vita mi ha assegnato e ancora va assegnandomi. Li ho raccolti come su un diario e ora li guardo rincorrersi, mentre tra tutti si staglia il mio numero, che agli altri si combina e riconduce tutto a unità.
9
Come il mese (e la seconda cifra del giorno) in cui sono nata;
come la maglia di Marco Van Basten;
come l’anno in cui è iniziata la mia seconda vita (1999);
come mille altre cose che mi accadono.
Qualcuno potrebbe dire che i significati li costruiamo noi, tirando i fili che collegano le storie ai dati. Può darsi. Ma che mondo sarebbe senza Magia?
Numeri, numeri per tutti.

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