Forse ogni città appartiene intimamente a una stagione, nella quale si ammira come in uno specchio (Milano/l’autunno, Roma/l’estate, New York/l’inverno,…). O almeno, penso, è così per chi la osserva, proiettando su quello skyline una parte di sé.
Parigi la bella sembra fare eccezione, così perfetta com’è in ogni mese dell’anno. Eppure, ai miei occhi, anche lei ha le sue preferenze. Io la assomiglio alle stagioni che non alzano la voce: questione di temperamento.
Ci sono atterrata per la prima volta in un luglio lontano di studi e letture, per chiudermi nelle sale avite della Bibliothèque Nationale e passeggiare da sola tra le strade meno fitte, nelle poche ore di libertà. Ma l’estate, lì, mi è sempre sembrata fuori posto, come una cosa bellissima in un posto bellissimo, ma sfuocato. L’estate ha voci troppo gridate per l’eleganza dell’Île de France – e colori stinti dalla luce che abbaglia. Ostentata e vistosa, troppo vistosa, per una città-primadonna che da secoli effonde una bellezza assoluta, ma languida e fatale, come un magnetismo.
Parigi, per me, è invece l’autunno umido che tonalizza l’orizzonte, come un coiffeur i capelli delle donne, ma di un grigio solenne venato di ocra, mentre da un marciapiede un gruppo di suonatori di strada reinventa atmosfere di un secolo fa, proiettandoti magicamente nei caffè della Ville lumière; l’inverno freddo e severo che sembra non finire mai, tra i vicoli colorati del Marais, con le luci che spengono il giorno troppo presto e accendono di incanto le sere precoci; la primavera ventosa e pungente e irresistibile, tra le bancarelle affollate del lungosenna o sulle strade in salita che guidano al Sacré-Cœur.
Più di tutto, per me, Parigi è i capricci del sole, inattesi, a schiarare le viuzze e i boulevards, specchiandosi magari nelle pozzanghere lasciate dalla pioggia, e a dipingere i palazzi del colore accecante del cielo (nuvole bianche contro il blu).

Verissimo! Laprima volta che andai a Parogo era agosto di un bel po’ di anni fa…faceva molto caldo e ricordo la “spiaggia” sulla Senna. Città bella, per carità, ma non mi aveva lasciato niente. Ci tornai anni dopo, d’autunno, ed è stato amore a prima vista, bellissima in ogni suo angolo
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