Terra intacta

Penso che bisognerebbe sempre fermarsi un passo prima di aver assaporato fino in fondo una gioia, un piacere, un’emozione. Una persona, anche.
Bisognerebbe evitare di bere fino all’ultimo sorso, non arrivare mai ad essere ebbri, ma conservare sempre, in un angolo dei sensi e del cuore, uno spazio vergine di cose da toccare e da godere. Che non significa vivere a metà, al contrario: si tratta semmai di attraversare pienamente cose e persone, proprio perché si permette loro di restare ciò che sono, godendone senza pretendere di esaurirle. Senza svuotarle – restando poi fatalmente delusi dal diaframma che separa le attese dalla realtà. Di più: delusi dall’altro e delusi da sé stessi, per quella radicale, irriducibile incapacità che abbiamo di sentirci interamente appagati (mi viene in mente un passo della mia Simone, ma come al solito lei vola altissimo, per cui ora la lascio dov’è).
Forse le cose (le persone) andrebbero toccate, sfiorate, vissute, amate, respirate, attraversate,… ma possedute mai – perché in fondo possederle è pretendere di farle nostre – e perciò stesso impedire loro di restare ciò che sono, ovvero Altro da noi. Libere. Fatalmente insoddisfacenti, perché necessariamente esuberanti rispetto alle griglie che mettiamo alla realtà nell’istante stesso in cui la tocchiamo.
Mentre il segreto si nasconde forse proprio lì: nel rispetto della distanza, della alterità, della libertà. Come un ipotetico puzzle i cui pezzi si incastrino senza bloccarsi, senza vincolarsi – senza esaurire le possibilità combinatorie (e perciò le promesse implicite).
Bisognerebbe lasciare che lo spazio che manca, quel sorso di vino non bevuto, quel frammento di terra intatta, restasse lì, a diventare attesa nuova e desiderio.

“[…]. L’attesa è lunga,
il mio sogno di te non è finito.”
(E.M.)
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4 pensieri riguardo “Terra intacta

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  1. E, mi chiedo, come possiamo capire quando sia il momento giusto di fermarsi? Come sapere che manca solo un passo prima di aver assaporato fino in fondo ….?
    E … se il cammino di scoperta fosse appena iniziato? E se la meraviglia ci attendesse dietro quella che sembra la fine della strada ma che è invece solo una curva?
    Non sarebbe forse più saggio procedere , certo con rispetto e in armonia con l’altro da se… ma pur sempre procedere… protendendo le mani come se camminassimo avvolti dal buio… accarezzando il futuro con la punta delle dita?

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