Codice segreto

Mi abituerò a sentirti o a decifrarti
nel ticchettìo della telescrivente,
nel volubile fumo dei miei sigari
di Brissago.

(E.M.)

Alcune persone sono come un alfabeto.
Un codice.
Un sistema di accesso a.
Perché raramente ci facciamo caso – presi come siamo da noi stessi e dal vortice della vita – ma ciascuno di noi, accostando la realtà, la decifra sulla base di un codice di accesso che è insieme collettivo (figlio delle convenzioni, della tradizione, della “storia”, della cultura) e personale, erede del vissuto e delle inclinazioni individuali. Ci culliamo nell’illusione di guardare la realtà con occhi obiettivi e fotografici (come se la fotografia non fosse pure un punto di vista), mentre non esiste relazione con il mondo che non sia già una lettura. Un’esegesi, in qualche maniera: un modo cioè di rendere nostro ciò che sta fuori di noi.
Ma torno agli alfabeti, che sono meno spinosi e mi piacciono di più.
In fondo l’alfabeto è un codice: un sistema di suoni che si combinano a creare parole, frasi, pensieri. E ogni parola, materia fonetica, mattone vivo con cui costruiamo i nostri discorsi, non è che un modo di decifrare la realtà, decodificandola e ricodificandola. Lo dice Saussure del resto, mica io.
Così capita anche con le persone – quelle che sono “diverse da tutte le altre”.
Le PersoneAlfabeto.
Entrano nella tua vita come un incontro casuale o atteso; irresistibile o doloroso – fatale sempre. Il punto è che, una volta entrate, spostano gli oggetti della tua casa interiore, ridisegnando la mappa su cui ti muovi e sostituendosi al navigatore che fino a quel giorno ha guidato i viaggi del pensiero, delle emozioni, persino delle decisioni. Accade un po’ quello che accadde alla volpe di Saint-Exupéry, che dopo aver incontrato il Piccolo Principe non avrebbe più saputo guardare un campo di grano senza andare con i ricordi ai riccioli dorati di quel bambino venuto dallo Spazio.
La matrice di tutte le PersoneAlfabeto è la mamma, credo. Lei sta al principio primo di tutto, in quella sfera primordiale in cui il suo sorriso rassicurante o il suo sguardo corrucciato sono diventati misura delle cose belle e delle cose brutte, come casa è stata, da subito, la sua pelle morbida odorosa di buono.
Poi ci sono gli Incontri: quelle occasioni folgoranti che si sovrappongono agli alfabeti precedenti, riplasmandone il significato.
Un Amico. Un Maestro. Un Amore – cose così.
Sono accadimenti rarissimi, tuttavia a volte capita che qualcuno, senza preavviso, faccia irruzione in casa nostra e diventi, lui, il nostro codice segreto. E magari noi diventiamo il suo.
Poi a volte quella PersonaAlfabeto se ne va, altre volte ce ne andiamo noi – e in ogni caso qui rimangono i suoi senhal, sotto forma di abitudini, associazioni, gesti, idioletti.
Rimangono nel modo in cui strizziamo un occhio, nel suono aperto o chiuso di una vocale, nelle sensazioni che associamo alla linea blu-mare dell’orizzonte, nei modi di dire che ripetiamo senza accorgercene, nello sguardo con cui ci osserviamo allo specchio – o anche solo nel significato nuovo di una parola vecchia.
E poi rimangono nella cattedrale dei ricordi, lì dove un dettaglio minimo basta a riaprire porte di vite passate. Di quello, però, scrivo un’altra volta.

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4 pensieri riguardo “Codice segreto

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  1. “…un dettaglio minimo basta a riaprire porte di vite passate”.
    Sei una PersonaAlfabeto.
    Resto in attesa, se posso, della continuazione promessa… non sono parole di poca importanza…

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  2. “ un dettaglio minimo basta a riaprire porte di vite passate”.
    Sei una PersonaAlfabeto.
    Resto in attesa, se posso, della continuazione promessa.
    Non sono parole di poca importanza…

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