OltreConfine

Ogni partenza è un congedo: dolce a volte, altre volte amaro o inquieto o dubbioso o eccitante o chi lo sa. La partenza estiva, poi, ha un sapore diverso, tutto suo – perché è una partenza-cesura.
In fondo da sempre (dall’infanzia, quando le vacanze durano tre mesi e separano le stagioni come le greche separano gli esercizi nei quaderni delle elementari) siamo abituati a guardare i mesi estivi come un displuvio tra le due metà imperfette di ogni anno solare. Gennaio-Giugno; Settembre-Dicembre. In mezzo, la terra di nessuno dell’estate canicolare: lo spazio sospeso della perfetta possibilità, dominato dalle giornate lunghe di luce, dalle strade deserte, dai giochi nei cortili battuti dal sole afoso di luglio. Dalle partenze, appunto.
Da grandi, quando le estati sconfinate dell’età illusa sono solo un ricordo, l’estate sembra durare un soffio, ma la partenza non è meno attesa. Viaggi brevi o lunghissimi, dai quali si ritorna con paesaggi indimenticabili incisi negli occhi e nel cuore. Lì dentro ognuno cerca ciò che desidera (incontri, riposo, divertimento, bellezza, oblio…), ma di certo il ritorno non coincide mai con la partenza: si va via dicendo ‘addio’ a un frammento di sé, a un periodo, a un trascorso e si percorre il tragitto à rebours carichi di emozioni vissute, con la valigia piena di propositi per l’anno che (ri)inizia. Perché poi Settembre ha sempre il profumo di un’occasione nuova.
Nel mezzo, qualche settimana di libertà dal mondo che ci è meglio noto – e soprattutto dalla versione di noi che siamo abituati a guardare nello specchio.
Una valigia che racconta geometricamente cosa ci attendiamo da quell’altrove.
Un biglietto con scritte sopra sigle che paiono formule magiche.
Una destinazione che somiglia a una promessa.
E poi a volte una punta di malinconia, se il pensiero scivola fino a chi, andando via, salutiamo – per pochi giorni o per sempre.
Ma del resto dentro ogni congedo non diciamo addio che a noi stessi: a ciò che di noi rimane lì dove lo abbiamo lasciato (in un luogo, in un momento o negli occhi di una persona). E così partiamo, ancora una volta, varchiamo il confine, lasciando polvere di noi dietro le spalle mentre cerchiamo la strada giusta per ri-trovarci. «Berçant notre infini sur le fini des mers» (Ch. Baudelaire, Le voyage).
Et l’on part, et c’est un jeu,
et jusqu’à l’adieu suprême
c’est son âme que l’on sème,
que l’on sème à chaque adieu:
partir, c’est mourir un peu…
(E. Haraucourt, Partir, c’est mourir un peu)

 

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Un pensiero riguardo “OltreConfine

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  1. “Settembre ha sempre il profumo di un’occasione nuova”: quanto è vero!
    Quanto di importante l’avventura scolastica lascia nel nostro vivere… dapprima maestri, compagni, emozioni, scoperte… e… si, questa indiscutibile spartizione dei dodici mesi che ci porta così spesso ad associare l’inizio de “l’anno prossimo” con Settembre… propositi, speranze, cambiamenti …
    Allora era la sorpresa di un nuovo insegnante (“è buona” “è terribile”!..), la corsa ad accaparrarsi il banco in ultima file il primo giorno, l’aula al piano superiore, quello dei “grandi”, l’attesa di un esame importante…
    Oggi di tutto questo resta, come non potevi dire meglio… il profumo dì un’occasione nuova.
    Ed è bellissimo che sia così.

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